the trust machine, la macchina della fiducia, un’architettura distribuita e decentralizzata grazie alla quale tutti possono verificare e nessuno detiene il potere del controllo. Per questa (astratta) attitudine, la blockchain viene considerata lo strumento capace di sostenere la lotta alla corruzione, combattere traffici illegali, avviare processi virtuosi di lotta alla povertà e molto altro.

Il settore agroalimentare mondiale si trova oggi di fronte alla più urgente sfida del nostro tempo: sfamare miliardi di persone e allo stesso tempo affrontare i problemi legati ai cambiamenti climatici. L’agricoltura sfama il mondo ma allo stesso tempo è una delle cause del riscaldamento globale, con il 24% delle emissioni nocive. Due facce della stessa medaglia che non possono più coesistere, almeno con questi rapporti, e che può trovare una soluzione solo innovando il settore in tutta la filiera, dalla produzione alla distribuzione. La risposta può arrivare dalle tecnologie 4.0.

rapporto RuralHack 2019

Con queste sfide deve ovviamente scontrarsi anche l’Italia (dove il settore agricolo ha un valore complessivo di 133 miliardi di euro e offre lavoro a 3,2 milioni di persone) ma il nostro paese si trova ad affrontare anche altri due grandi mali: l’italian sounding e la contraffazione. Si stima che il valore del falso Made in Italy agroalimentare nel mondo sia circa di 100 miliardi, con un aumento record del 70% nel corso dell’ultimo decennio, mentre il volume d’affari delle agromafie è di 24,5 miliardi.

Sia per i problemi globali che per quelli caratteristici del nostro paese un possibile aiuto arriva dalla blockchain.

Il paper realizzato dai ricercatori di RuralHack, un progetto all’interno di Societing4.0 che indaga sia gli aspetti culturali che quelli tecnologici del rapporto tra Open Hardware e agricoltura, ha individuato l’esistenza di 42 progetti nella filiera alimentare basati sulla blockchain -internazionali e italiani- dal 2016 al 2018, il cui numero è raddoppiato nell’ultimo anno. Si tratta di iniziative che, trovano applicazione in diversi ambiti (nel 24% dei casi), oppure sono dedicati a filiere specifiche come quella della carne (nel 21%), dell’ortofrutta (nel 17%) e del cerealicolo (nel 10%). Nel 50% dei casi è stato riscontrato un forte ruolo guida da parte degli attori della distribuzione e della trasformazione.

Nel quadro di questo contesto l’automazione di processo in tutte le principali fasi di produzione agricola, offerta dall’agBot Landlify, rappresenta un’opportunità straordinaria nel contribuire a consolidare il senso del termine “fiducia” associato alla tecnologia blockchain, non più e non solo legato al paradigma tecnologico della inviolabilità nel flusso di transazioni registrate, ma anche e sopratutto alla loro veridicità originale.